Nel 2016 Microsoft ha acquistato LinkedIn per 26 miliardi di dollari.

Una cifra che era sembrata spropositata ai tempi, ma che oggi appare più che giustificata.

Infatti adesso Microsoft ha a sua disposizione la piattaforma social dedicata al B2B più diffusa al mondo, e questo vuol dire guadagni cospicui dall’advertising oltre ad un controllo su dati ad altissimo valore di business.

Ma Microsoft ha in mente qualcosa di più grande per LinkedIn e – in particolare – per il proprio motore di ricerca, Bing.

 

Bing: in crescita anche grazie a LinkedIn

linkedin

Secondo motore di ricerca più diffuso al mondo – dopo Google – Bing vanta una percentuale di utilizzo ancora limitata, ma in crescita. In Italia viene usato dal 3,5% del pubblico, mentre in America la percentuale è del 6.57%

Microsoft ci sta puntando molto, e lentamente sta sottraendo quote di mercato al gigante di Mountain View. 

In particolare, da poco è stata introdotta una novità di rilievo in Bing, che potrebbe cambiare le carte in tavola. Da quest’anno infatti Bing sfrutterà le informazioni di LinkedIn per targettizzare in modo più preciso le proprie Ads.

Ma andiamo per gradi…

Chi usa Bing?

 

Alcune ricerche americane  hanno rivelato che l’utente tipico di Bing è generalmente di età superiore ai 35 anni, più comunemente tra i 55 e i 64 anni. Un terzo del pubblico ha un reddito familiare di €80.000 o più, e viene speso online attraverso Bing il 22% in più rispetto alla media dei motori di ricerca.

Come funzionano le Ads di Bing, o anche dette Microsoft Ads?

In primis è da sottolineare che le Microsoft Ads non si limitano ad essere erogate su Bing, ma vengono mostrate su tutta la Bing Network Audience, ovvero la rete di motori di ricerca che ospitano le pubblicità di Microsoft:

  • Yahoo!;
  • DuckDuckGo, il motore di ricerca focalizzato sulla privacy; 
  • AOL e WebSearch, diffusi in America del Nord; 
  • Qwant, uno dei pochi browser creati in Europa
  • Ecosia, il motore di ricerca focalizzato sulla sostenibilità ambientale.
  • Bing è inoltre integrato con Cortana, l’assistente vocale di Microsoft.

Quali sono i vantaggi delle Microsoft Ads? 

Importazione automatica delle campagne da Google Ads

Questa è una grandissima comodità per noi marketer: dato che siamo abituati a configurare le nostre campagne su Google, questa funzionalità ci semplifica di molto il lavoro quando decidiamo di utilizzare anche Bing. Infatti, ci basta importare su Microsoft Ads le campagne Google che già funzionano e il gioco è fatto! 

Meno concorrenti = costi minori = ideale per le PMI

La stragrande maggioranza di chi investe in campagne sui motori di ricerca utilizza unicamente Google Ads, ignorando tutti gli altri strumenti.  Questo vuol dire che c’è molta meno concorrenza su Bing, e posizionarsi al meglio su certe parole chiave – sia in organico sia in PPC – è più semplice e – soprattutto – più economico. Questa è una grande opportunità per le PMI italiane che su Google Ads rischiano di venir schiacciate da chi dispone di maggior budget per l’advertising. 

Una risorsa aggiuntiva per l’estero

Bing è molto utilizzato all’estero, in particolare in Nord America: questo vuol dire che per quei business che puntano molto su quel mercato può essere un’opportunità di grande rilievo.

Come funzionano le Microsoft Ads per LinkedIn? 

microsoft ads su linkedin

Il cambiamento più grande con l’introduzione della targetizzazione basata sui dati di LinkedIn riguarda le tre dimensioni su cui si baserà la scelta del target: company, industry e job function.

Company

Gli inserzionisti avranno la possibilità di targettizzare gli utenti in base ad oltre 80.000 aziende presenti sulla piattaforma. Dalle multinazionali alle startup locali, molte delle aziende presenti su LinkedIn potranno diventare un target per le Ads, rendendole quindi molto più specifiche.

Si tratta di un approccio che può essere molto potente per le strategie di Account Based Marketing (magari utilizzato insieme ad un software di anonymous tracking come Lead Champion discover).

Industry

Grazie al targeting per Industry, i marketer potranno utilizzare uno o più dei 145 settori merceologici presenti.

In questo modo le Ads saranno mostrate solo al settore di riferimento, evitando di sprecare budget prezioso (grande tasto dolente) per settori non in target.

Job function

Azienda e settore merceologico sono degli ottimi tag, che però non garantiscono alle aziende di andare a raggiungere la persona giusta

Con i 26 tag per funzione lavorativa invece è possibile raggiungere esattamente la figura aziendale che si sta cercando. In questo modo è possibile raggiungere il giusto interlocutore in tutta semplicità.

Quali sono i vantaggi per Bing?

L’integrazione di LinkedIn nel “pacchetto” Microsoft apre scenari in cui si tenterà di dare un vantaggio competitivo a Bing, che Google dovrebbe iniziare a temere. Sicuramente di questo ne gioveranno i marketer che potranno avere più opzioni di scelta e di miglioramento del proprio ROI.

Le opzioni di targettizzazioni che LinkedIn darà al motore di ricerca, infatti, permetteranno ai marketer B2B di andare a targettizzare in modo preciso la propria buyer persona. In questo modo Bing si va a consolidare su una fetta di mercato non ancora ben servita.

Non solo B2B però. Anche i marketer del B2C, infatti, avranno i propri vantaggi da questa integrazione. La funzione lavorativa, per esempio, può essere un aiuto nella realizzazione di una campagna specifica. Questa, infatti, può essere indice di un determinato reddito e dare informazioni su uno stile di vita particolare, andando quindi a influenzare le abitudini di acquisto.

Bing e LinkedIn: come si integrano?

Tutti gli utilizzatori di Microsoft Ads (in passato Bing Ads) possono quindi avvalersi di queste opzioni di targetizzazione durante la creazione della campagna.

Nella sezione “Demographics”, infatti, potranno accedere alle informazioni relative a età, genere, azienda, settore o funzione lavorativa del pubblico di riferimento.

Attraverso questa tab sarà possibile decidere quale criterio applicare e che ”peso” dargli nella determinazione del target. Sarà possibile dare un valore al tag che va da +90% (destinatario preferito della campagna) a -90% (da escludere) in modo da definire una buyer persona specifica.


Conclusioni

Si aprono quindi interessanti prospettive future per il digital marketing B2B, ma soprattutto si inizia a vedere un’interessante competizione sul fronte dei search engine più in generale, che da molti anni vede vigere un monopolio.

Questo anche alla luce delle crescenti critiche imputate a Google riguardo al rispetto della privacy degli utenti e – anche – riguardo alla scarsa qualità del traffico che molti marketers imputano a Google Ads.